Come Dani Fuertes ha liberato “No Pain No Gain”: il climber chiude il suo conto in sospeso a Rodellar, in Spagna


«Questa storia comincia qualche anno fa.
Alejandro Gimenez e io eravamo fanatici dell’arrampicata a livelli mai visti, e questo, col tempo, non è cambiato: qualsiasi cosa fosse inerente l’arrampicata, diveniva il nostro obiettivo.

Grazie alla vicinanza, Rodellar è sempre stata la nostra meta più frequentata, è un luogo che ha visto il percorso dei nostri miglioramenti. Alex e io avevamo un sogno: attrezzare una super via che ci pareva impressionante, proprio su quei muri che avevamo scrutato decine di volte. Non eravamo certi di come l’avremmo fatto, perché non avevamo una grande esperienza di chiodatura, ma sapevamo che “dovevamo” farlo.

I 45 metri della via, di cui 30 in strapiombo, ci hanno impegnati per diversi giorni. Abbiamo cominciato a provare i movimenti, ma ci sono subito apparsi durissimi per il nostro livello, spingendoci ad abbandonare il progetto, anche se consapevoli che la via si poteva salire.

Tre o quattro anni fa, però, ci sono tornato e sono riuscito a risolvere ogni movimento, senza tuttavia concatenarli. Non sapevo davvero che grado potesse essere. Alcuni forti arrampicatori avevano certamente provato la linea, attratti dalla sua bellezza, ma nessuno era riuscito a liberarla.

Solo l’anno scorso, dopo una stagione estiva superlativa che mi ha dato fiducia, ho riprovato la mia via tanto agognata. Ho trovato nuove sequenze e ho cominciato a sentire che ciò che mi sembrava impossibile qualche anno fa, poteva diventare fattibile. Cominciò, così, un processo fisico e fisiologico durissimo, perché si tratta di una via di resistenza incredibile, che ti porta all’esaurimento, una via su cui devi combattere contro il tuo corpo e la tua mente e continuare a scalare anche se il tuo corpo lo rifiuta. Dopo un mese di duro lavoro, quando la via ha cominciato a lasciarsi ammaestrare, a Rodellar è arrivata la stagione delle piogge, e la via è diventata impraticabile.

L’inverno scorso ho scalato in molti altri posti, come la Catalogna e il Marocco;  nel frattempo è arrivato marzo e con il mio fedele amico siamo tornati a Rodellar, ricominciando l’allenamento specifico per la via. Tutto andava per il meglio, progredivo veloce e avevo nuovamente buone sensazioni, ma è tornata la pioggia. Era una maledizione, la stessa storia per due volte.

Ma nei giorni scorsi le congiunzioni astrali hanno fatto il loro lavoro. Sono andato a Rodellar per vedere se la roccia fosse asciugata dopo il weekend di temporali e ho fatto un giro di riscaldamento per testare l’umidità degli appigli. Un’ora dopo, mi sono ritrovato in catena in seguito a un perfetto concatenamento dei movimenti.

E’ indescrivibile la gioia provata, non solo per la salita della via più dura che io abbia mai provato, ma per aver messo fine a una sfida cominciata quindici anni fa, quando Alex e io, appostati sotto la parete, immaginavamo la linea di salita.

“No pain no gain” non è più un progetto!».

Testo di Dani Fuertes

Foto di David Lopez Campe