Sulla linea di “Angelo Mio”


Nel momento in cui vedo una possibile via nuova scatta nel mio immaginario una specie di film dove penso a come sarà superare quel tratto di parete dove corre la linea che ho deciso di salire.

Così è stato anche per “Angelo Mio“.

Mi immaginavo di salire su di una sequenza perfetta di appigli ed appoggi, su di una roccia bellissima che raramente è presente in questa zona, al limite delle mie capacità, trovando sempre il posto giusto dove poter posizionare il cliff per piantare lo spit.

Mi immaginavo di scalare su difficili sequenze di tacche, buchi e gocce come un gatto che si arrampica sulla liscia corteccia degli alberi.

Mi immaginavo di volare su quel vuoto offerto dalla parete leggermente strapiombante nel momento in cui non sarei riuscito a raggiungere l’ultimo appiglio di una difficile sequenza.

Gran parte di questo non è accaduto, però ho avuto il piacere di aprire una linea dove l’arrampicata è quasi sempre piacevole in un ambiente fantastico.

E’ stato come scalare una via classica che trova sempre i punti di minor resistenza, che in queste zone non vuol dire cercare solo il grado più facile, ma anche cercare la roccia più bella; che non sia marcia o molto sporca.

E’ stato un continuo assaporare del piacere di arrampicare senza mai essere al limite; d’altronde la scalata sfocia nel lato più ludico quando non siamo al vicini nostro limite.

Ho potuto guardare con calma e soddisfazione la linea di “Giallomania” che ho aperto un paio di anni fa sempre assieme alla mia compagna Angela e che corre circa cinquanta metri più a destra.

A guardarla da qua “Giallomania” fa veramente impressione e non è molto invitante. Per fortuna è una cosa passata.

Credo che “Angelo mio” possa dare delle belle soddisfazioni a chiunque la vada a ripetere con un po’ di spirito alpinistico.

Ottima come via di preparazione a inizio stagione, va benissimo anche come via da affrontare prima dell’arrivo del freddo quando il colore delle foglie si tinge di colori più vivaci e la natura rende ancora più belli questi luoghi già meravigliosi.

Il nome delle via è semplicemente un tributo, una dedica, alla persona che cammina al mio fianco nella vita.

Dettaglio della via Angelo Mio

Qualche info sulla via:

Monte Spitz, parete Ovest

VIA: Angelo mio

PRIMI SALITORI: Alessio Roverato e Angela Carraro.

Periodo d’apertura: autunno 2015

DIFFICOLTA’: 7a+ (6c obbligatorio)

LUNGHEZZA: 250 metri

Lunghezze di corda:

1° tiro: 25m, IV

2° tiro: 25m, 6b

3° tiro: 35m, 7a

4° tiro: 20m, 7a+

5° tiro: 25m, 7a+

6° tiro: 25m, 6a

7° tiro: 30m, 6a

8° tiro: 20m, 6b+

9° tiro: 25m, 6b+

10° tiro: 20m, 6b

ACCESSO: dalla Valsugana si imbocca la Val Gadena e si parcheggia all’inizio della valle poco prima del divieto d’accesso.

Si percorre a piedi la strada che entra nella valle e che dopo 10 minuti diventa sentiero, si segue quest’ultimo che resta nel fondovalle per circa 30-40 minuti fino ad un masso rotondeggiante con un bollo rosso sulla destra.

A questo punto si prende l’esile traccia che si stacca sulla destra risalendo i pendii boschivi. Arrivati quasi sotto alla parete si sbuca su una traccia che si segue tenendo la parete stessa sulla destra. Arrivati sotto l’enorme volta gialla da dove parte la via “Giallomania” si percorrono ancora poche decine di metri fino ad arrivare ad una strettissima cengia da dove parte la via “Angelo mio”.

(h 1.45).

Fare attenzione alla traccia non sempre evidente.

DISCESA: dall’uscita della via si risale il bosco per circa cento metri fino a trovare il sentiero CAI che si segue in direzione Valsugana tornando così all’ imbocco della Val Gadena, oppure in corda doppia.

MATERIALE: 10 rinvii e 2 mezze corde da 60 metri.

Alessio Roverato

Fotografie: Matteo Mocellin / Storyteller-Labs