Intervista a Fabio Moioli, fisioterapista della Nazionale


Il nostro team manager Paolo Cattaneo ha intervistato Fabio, fisioterapista della Nazionale Italiana Junior e Senior di arrampicata sportiva lead, boulder e speed. Fabio conosce molto bene anche i nostri tre atleti Giorgia Tesio, Pietro Biagini e Matteo Manzoni che fanno parte della nazionale.

Ciao Fabio, tu sei un fisoterapista e lavori in un centro di valutazione funzionale e preparazione atletica integrata a Bergamo.

Di certo conosci diversi sport e lavori con sportivi di alto livello, come sei arrivato all’arrampicata sportiva?

Da anni la mia formazione e la mia passione si sono sempre più spostate verso lo sportivo di varie discipline: nuoto, pallavolo, calcio, tuffi, danza, sci e snowboard, atletica leggera ecc….

Approcciandomi a questi mondi ho avuto la fortuna di interfacciarmi con molti preparatori atletici che hanno ritenuto fondamentale l’unione delle nostre due figure professionali per aumentare la performance e diminuire il rischio di infortuni.

Dopo avere trattato alcuni climbers ho ricevuto la chiamata del team manager della Nazionale di arrampicata che mi ha proposto una collaborazione di prova per un anno con il team di speed, boulder e lead direttamente sul campo di gara e da qui stiamo cercando di creare sempre più un team multudisciplinare che accolga il bisogno dell’atleta a 360 gradi.

Nello sport moderno la figura del tecnico (l’allenatore per tutti) è da diversi anni affiancata anche da altre importanti figure come il preparatore atletico , lo psicologo dello sport e sempre più spesso il fisioterapista. Come è iniziato il tuo percorso con la federazione arrampicata e come vedi questo concetto di team di lavoro allargato?

Reputo personalmente indispensabile la collaborazione tra queste figure professionali che portano ciascuna un bagaglio culturale diverso ma indispensabile per formare un’atleta performante top level. Non dovrebbero esserci delle barriere tra queste figure ma dovrebbero tutti insieme supportare con la propria esperienza gli anelli deboli degli altri.

Tu hai inziato col mondo del climbing lavorando con le gare, segui da due anni la squadra nazionale junior e senior italaiana , come viene vista e quanto è capita la tua figura dal climber garista moderno?

In principio ho trovato difficoltà nel far capire ai ragazzi, ma soprattutto agli atleti della vecchia scuola, l’importanza della biomeccanica del movimento, ovvero il concetto di muoversi senza dover vincere resistenze create dai limiti del nostro corpo. Migliorare la propria prestazione non è tirare più prese o fare monobraccio, bensì conoscere ed ascoltarsi per trovare gli anelli deboli e lavorare su questi ultimi. Ora io non posso più stare senza di loro e viceversa spero!

Anche con i più giovani funziona? Capiscono e apprezzano la valenza del tuo lavoro pre o post gara?

Funziona soprattutto con i più giovani, perché hanno una mente più aperta e sono molto curiosi di capire cosa succede al loro corpo quando praticano sport.

Quali sono i lavori che devi svolgere frequentemente sugli atleti nei giorni di gara? Quali le problematiche muscolari e articolari che riscontri più spesso? Trovi differenze nei traumi /affaticamenti in riferimento alle 3 specialità del climbing (Speed boulder lead)?

 Su questi argomenti si potrebbe davvero scrivere una tesi di laurea. Durante i giorni di gara si passa dal semplice massaggio prepost gara, alla mobilizzazione e manipolazione di distretti articolari coinvolti in situazione di rigidità, ad esercizi specifici per stabilizzare un tratto che presenta un mobilità superiore al range fisiologico articolare. Si eseguono bendaggi funzionali e si supporta anche qualche crisi nei momenti peggiori di tensione.

I tratti che sono maggiormente interessati sono la colonna, spesso nella regione cervicale e nella zona lombo sacrale vittime spesso di una cattiva gestione delle stesse o di rigidità a livello dorsale ( nota dolente per i climbers).

Con meno frequenza problemi di varia natura a livello della spalla del gomito della mano. Sempre più frequenti anche dolori nella regione posteriore del ginocchio dovuta al gesto del tallonare in cui i muscoli posteriori di coscia giocano un ruolo fondamentale nello scongiurare tale problema.

In merito alle differenze di problematiche che si riscontrano nelle tre discipline, direi che la differenza vera e propria la fa il tipo di atleta più che la disciplina stessa, in quanto la caratteristica neuro muscolo scheletrica che ogni atleta sviluppa nel perseguire uno dei tre rami dell’arrampicata ne determina poi i limiti ed i sovraccarichi.

Ad ogni gara si vedono sempre più atleti ricoperti in diverse parti del corpo dai famosi nastri colorati, anche tu lavori parecchio applicando il“chinesio taping”? Lo trovi un buon supporto alla performance?

L’utilizzo del kinesio taping ha una molteplicità di campi di utilizzo tra i quali ridurre l’edema post trauma, desensibilizzare una zona particolarmente dolorosa, ma trovo fondamentale tale tecnica per la correzione posturale di alcuni distretti articolari: applicando il tape in modo corretto l’atleta può percepire con maggior facilità la corretta posizione del cingolo scapolo omerale in una spalla anteriorizzata per esempio.

Oggi i giovani atleti completano il lavoro diretto sulla parete con numerosi esercizi e lavori a corpo libero, stimolando propriocettività e stabilità del corpo in generale. Questa base aiuta nella prevenzione dei piccoli infortuni che riscontri come più frequenti in gara/allenamento?

Questo è esattamente ciò che cerchiamo di trasmettere ai nostri atleti, il nostro obiettivo è quello di creare in loro la visione dell’allenamento che comprenda la parte tecnico specifica, la parte di core stability, la parte di mobilità e la parte di prorpiocettività. In tal modo si ha una minor probabilità di incorrere in un infortunio che costringa l’atleta ad un periodo di stop e

quindi ne infici la performance. Dunque si, assolutamente indispensabile.

Una curiosità, come vedi il lavoro dei “colleghi” che seguono altre squadre nazionali, vi confrontate durante le gare o ognuno fa per sè e si tiene stretto il proprio sapere?

È una delle parti del mio lavoro nella squadra più entusiasmante, abbiamo una grande stima gli uni degli altri e capita sempre più spesso di confrontarsi a vicenda. Con la Nazionale Austriaca ormai siamo praticamente come fratelli.

E infine…due consigli di Fabio per i “futuri climber azzurri”.

Credo sia fondamentale spingere i nuovi climber ad osservare ed osservarsi per porsi domande e cercare risposte al perché un blocco non riesca o una presa non venga tenuta o un movimento sia venuto lento…non fermarsi solo alla delusione di una sconfitta ma trovare i mezzi per capirne il motivo. Per qualcuno sarà la testa, per altri la forza, per altri la coordinazione, per altri ancora la mancanza di “elasticità” muscolare…ma trovare l’anello debole o gli anelli deboli vi darà un obiettivo sempre più alto a cui puntare. Infine, non scambiate mai l’entusiasmo che avete da piccini per una parete, con la tensione negativa che a volte vi fa tremare le gambe di fronte alla stessa parete da grandi.

In bocca al lupo a tutti!!!!

 

Chi è Fabio Moioli

Mi sono laureato nel 2005 presso l’università di Milano Bicocca.

Amando lo sport però ho cercato di avvicinarmi allo sportivo sia attraverso corsi di specializzazione post laurea, sia lavorando presso centri privati che mi permettessero di interfacciarmi con tali figure.

Oggi, oltre ad essere il fisioterapista della nazionale italiana climbing junior e senior avoro presso un centro a Bergamo dove ho l’opportunità di accogliere l’atleta con tutto ciò che serve: dalla valutazione al programma di allenamento su misura, ad una pianificazione alimentare specifica, all’approccio psicologico.

Paolo Cattaneo