Educare alla passione


“ Educare (dal latino e-ducere) , ovvero tirare fuori, far emergere le potenzialità di un individuo e aiutarlo a riconoscerle, farle proprie e svilupparle”.

Da questa definizione si può dire che anche il ruolo dell’educatore sportivo è molto importante, una figura che proprio per il suo ruolo ha un bel peso nella crescita dei bambini, ma allo stesso tempo non deve diventare così forte da impedire al bambino di provare, sperimentare e conoscersi attraverso il movimento e le proprie scelte.

Eppure quante volte molti educatori sportivi durante il loro lavoro impongono una regola, l’utilizzo di un attrezzo in un certo modo e spesso anche in età troppo precoce “dettano legge” sull’impostazione tecnica del movimento correggendo il gesto spontaneo o quello sbagliato, quando invece di sbagliato c’è solo l’errore più vecchio del mondo di vedere il bambino come un adulto in miniatura!

E’ importante ricordarsi che il bambino deve sempre sentirsi il vero protagonista dell’attività.

L’educatore, dalla sua, deve provare a sostenere l’attività cercando di vedere insegnamento e apprendimento come due esperienze interdipendenti e interessanti per entrambe le parti.

Lavorando ogni giorno in modo attento verso il bambino e il suo gruppo, l’educatore trova facile introdurre, con i giusti tempi, anche una semplice regola, piccoli gesti tecnici, fino ad arrivare a movimenti complessi e specializzati (come posizioni e progressioni fondamentali sulla parete di arrampicata o l’introduzione all’utilizzo sicuro e corretto dell’attrezzatura).

In questo modo un allenamento, una lezione o un gioco risulteranno sempre interessanti e dentro questo spazio gli educatori possono iniziare a “travasare” una passione vera capace di durare una vita intera.

Una cosa è certa, la scelta di far sentire il bambino protagonista in un momento importante quale è il gioco mette in moto una dinamica positiva nella relazione con l’educatore dove la regola scelta e condivisa diventa parte integrante del gioco, quel gioco dove i due soggetti si conquistano uno con l’altro.

L’adulto che vive l’esperienza dell’educare giocando è un vero e proprio ambasciatore di buoni messaggi: le sue parole, i movimenti del proprio corpo, le attenzioni e ogni gesto simbolico risultano di fondamentale importanza per il bambino.

Dalla loro i bambini ci invitano a cogliere un loro personale messaggio. Sono, infatti, i bambini stessi che spesso ci fanno capire come nel loro gioco la conquista dell’autonomia sia importante per una buona crescita esperienziale.

Dentro ad un gioco, una semplice attività motoria, uno sport, possiamo provare ad introdurre spazi di conduzione autonoma dove i bambini giocano, si aiutano e si motivano tra di loro.

Questa scelta educativa calata nell’esperienza sportiva può spaventare i tanti adulti abituati a condurre la lezione o l’allenamento.

In realtà questa scelta permette agli adulti stessi di sperimentare e scoprire come dentro ad un’educazione tra pari i bambini arrivano a vivere in autonomia esperienze fondamentali capaci di stimolare molti aspetti: la motivazione personale, la relazione, la risoluzione dei problemi, il pensiero critico e creativo, l’efficacia personale o collettiva, e molto altro ancora.

Per provare a cambiare i propri modi di condurre la lezione, l’allenamento e ogni momento di gioco serve prima di tutto coraggio e voglia di rimettersi in gioco ogni volta che si investe del tempo con i bambini.

E allora chi è un buon educatore sportivo? Semplicemente un buon educatore sportivo è colui che riesce a mettere dentro ad ogni momento vissuto con i bambini empatia nelle relazione con gli stessi, motivazione alle situazioni proposte e sempre tanto ascolto reciproco.

In questo modo i giochi, lo sport, le regole e gli spazi di autonomia che ogni bambino e il gruppo vive entreranno in quell’insieme di esperienze positive che certamente resteranno o anche solo torneranno dentro il lungo cammino della vita.

E un giorno, quando li ritroverete in parete o in qualche gara fermatevi e guardate il loro sorriso, le loro lacrime, i loro movimenti, rivedrete tutte quelle ore di giochi e arrampicate che avete vissuto insieme. Lì dentro c’è tutta la vera grande passione per la scalata, la vostra e adesso anche la loro.

Paolo Cattaneo